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Enrico Toti

Scuola dell’Infanzia Primaria Secondaria di 1° grado
Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

25 novembre: giornata internazionale per l'eliminazione della violenza sulle donne

In collaborazione con il Comune di Musile di Piave e con il centro antiviolenza ed antistalking "La Magnolia", si è tenuta nell'Aula Magna del nostro Istituto una conferenza sul tema della violenza di genere.  Durante la conferenza sono stati letti e premiati i racconti scritti dalle classi terze della scuola secondaria di I grado del nostro Istituto.

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne
Giornata internazionale contro la violenza sulle donne2

Questi il racconto vincitore e gli altri racconti dei nostri ragazzi:

Stringimi la mano - 3E; Un incontro inaspettato - 3C; Frank Brinker - 3B; Eccolo qua - 3D; Diario - 3A

Stringimi la mano (racconto vincitore)

E' il 25 novembre, e come ogni anno, l'associazione "Stringimi la mano" si ritrova per discutere e non lasciare nell’ombra il problema delle violenze fsiche e psicologiche che ogni anno molte donne subiscono dagli uomini che non portano loro rispetto.  E’ un giorno cupo, il cielo era grigio e il vento soffiava forte; siamo seduti in cerchio nella sala riunioni dell’associazione, nell’oratorio di Monopoli, paese in provincia di Bari. Come al solito è la fondatrice a tenere l’incontro e si emoziona sempre nel vedere quante donne riconoscano il suo impegno in questo progetto.

“ Ciao, mi chiamo Enrica, ho 42 anni e in passato ho sperimentato l’umiliazione e la violenza da parte di una persona a cui tenevo: mio marito, ma mi sono tirata su le maniche e l’ho sconfitto “.

Ora tocca a Mariella parlare. “ Ciao, mi chiamo Mariella, ho 37 anni, tre anni fa ho conosciuto l’uomo che mi ha rovinato la vita perseguitandomi e facendomi del male psicologicamente atraverso delle minacce ”.  Dopo c’è il turno di Luisa: “ Salve, mi chiamo Luisa e ho 47 anni, quando ero giovane e inesperta, sono stata costretta a lasciare il lavoro perché donna e mamma di due splendidi bambini e a dire del mio capo ufficio non ero più produttiva. La cosa mi fece cadere in una profonda depressione…”.  Infine parla Giulia: “ Buon giorno sono Giulia, ho 45 anni e sono la fondatrice di questa associazione creata per aiutare le donne in difficoltà.  Anch’io personalmente ho vissuto una esperienza che mi ha cambiato la vita. Ora vi racconto la mia storia da incubo : “ Erano le nove e mezza di un giovedì sera, ero stanca morta e a momenti sarebbe cominciato il mal di testa, quindi decisi di andare a casa. La fermata dell’autobus era distante circa trecento metri, nulla di che, ma la stanchezza cominciava ad aumentare.  Arrivai alla fermata, era buio , c’era nebbia, quanto avrei voluto che l’autobus fosse già lì, ma invece di trovare il mezzo trovai qualcun altro seduto sulla panchina. “ Fa freddo oggi, eh….”

Mi girai verso quella voce: era un uomo, indossava un cappotto, aveva occhi verdi e capelli castani, avevo proprio bisogno di parlare con qualcuno, perché spesso alla sera un senso di solitudine mi opprimeva. “ Abbastanza “. Risposi. Chinai la testa e sentii il rumore del motore dell’autobus; si fermò e le porte si aprirono. Cercai il portafoglio, ma non lo trovai, inizia a cercare sempre più velocemente pensando che magari fosse in fondo alla borsa. “ Se hai dimenticato i soldi, posso offrire il biglietto, se vuoi…? “. “ No, no credo di averli “. O almeno speravo. Passarono trenta secondi e sentii ripetere di nuovo la stessa frase. “ Beh, sembra che hai dimenticato i soldi “. Dovevo ammetere che era proprio così. “ E’ ancora valida l’offerta?”. “ Per una ragazza così carina come te sempre”. Arrossii, anche se la foschia della nebbia e il buio non lo dimostravano. Accettai, perché Monopoli di notte non è molto sicura.  Entrai e l’uomo si sedete vicino a me. “ Come chiami?”. “ Giulia”. “ Piacere Riccardo “. Mi sembrava troppo carino per non parlarci almeno un po’.  Parlammo per tuto il viaggio fnchè non arrivò la mia fermata e proprio mentre stavo per uscire, mi prese il braccio. “ Tieni! ” Mi diede unbiglietto con il suo numero di telefono.  “ In caso tu abbia voglia di risentirmi “. Accetai e me ne andai senza parlare.  Il giorno seguente andai all’università, era il mio primo giorno del corso di leteratura straniera, il professore entrò nell’immensa aula.  Appena entrato, mi accorsi che era lui: Riccardo. Forse era proprio destino.  Il suo sguardo incrociò il mio, ma subito lui distolse il suo e cominciò la lezione. Era davvero bravo, spiegava bene e riusciva ad attrarre l’attenzione di tutti, sopratuto delle studentesse.

Come ho fato a non accorgermi del mostro che si celava dietro quel volto angelico? Però c’era qualcosa in lui che mi attraeva: era affascinante.  Durante le lezioni mi fssava sempre: forse anche lui provava interesse nei miei confronti. Decisi, quindi di andargli a parlare.  Era così gentile e simpatico, da farmi dimenticare che quello che stavo facendo era sbagliato.  Un giorno mi chiese se ci potevamo vedere anche al di fuori dell’ ambito scolastico e io accettai.  Dopo poco ci fdanzammo, era bellissimo e senza accorgersene l’anno dopo ci frequentavamo molto spesso sino ad arrivare ad una convivenza.

Erano passati quasi tre mesi, ma niente era più come prima.

Tute le volte che qualcuno mi chiamava lui insisteva per poter ascoltare la conversazione, leggeva tutti miei messaggi con la scusa che tra partner non ci devono essere segreti, era arrivato ad accompagnarmi ovunque, non mi lasciava mai sola… era diventato ossessivo, ma per paura di ripercussioni, io sono sempre rimasta in silenzio.  Un pomeriggio tornando a casa da lavoro vididelle telecamere connesse al computer del suo ufficio e guardando la chat che avevo con lui, notai dei nuovi messaggi in cui mi chiedeva come mai non mi piacesse la sorpresa, ma nei successivi messaggi mi diceva di stare attenta a ciò che facevo, altrimenti avrei subito le conseguenze. Detto fatto.  Mi costrinse ad abbandonare gli studi e il dottorato; ovviamente non volevo, ma lui per indurmi a farlo usò modi violenti , minacce pesanti che non voglio nemmeno ricordare… Ogni giorno la mia situazione peggiorava, ogni mattina mi alzavo dal letto sperando che fosse solo un sogno. Vedevo Riccardo prendere il mazzo di chiavi e uscire lentamente dalla porta mentre continuava a fssarmi fno a quando la porta gli si chiudeva alle spalle, ma al suo ritorno la storia era sempre la stessa, ero la sua schiava, era lui a decidere cosa potevo fare o meno. Una sera decisi che dovevo oppormi, non potevo più subire tale sfregio da parte sua.  La mattina seguente mi recai dalle autorità per salvarmi dal mostro che conviveva con me; così per la prima volta dopo mesi, mi coricai tranquilla, senza paura sapendo che da li a poco tuto sarebbe fnito.  Al mio risveglio notai un particolare che avevo gil visto più volte, ma a cui non avevo dato peso poichè avevo così tanta paura di lui da non guardarlo nemmeno… Riccardo prendeva tute le chiavi di casa e mi chiudeva all’interno non permettendomi di uscire io non uscivo la mattina per timore e perché l’unica cosa che avrei voluto fare era tornare a frequentare l’Università.  Ero disperata, speravo nella fne di tutto, ma non era così.  Avevo paura. Riccardo tornò a casa dal lavoro, mi prese per un braccio, le sue dita premevano forte sulla mia pelle.  Non so cosa volesse, so solo che io ero stanca e volevo andare a leto. Lui evidentemente no. Ed ecco, l’ennesima tortura. Provavo dolore ovunque, lui sembrava così arrabbiato… Svenni. Mi risvegliai nel leto. Lui era a fanco a me che mi teneva la mano e aveva gli occhi colmi di lacrime.  Mi disse di aver perso il senno della ragione e si scusò.  In quel momento mi sentii in dovere di dirgli che ero in dolce atesa.  Sorrise.

Non mi aspettavo questa sua reazione.  Sembrava contento, ma nei mesi seguenti non lo dimostrò.

Mi maltrattava sempre di più. Che cosa avevo fatto?  Circa quattro mesi dopo sentii delle forti fitte all’addome.  Chiamai Riccardo e ci precipitammo in ospedale.  I dolori erano sempre più acuti.

Finalmente arrivammo, lui mi prese in braccio e mi accompagnò da una dotoressa: avevo perso il bambino!  Riccardo non aveva solo ucciso la mia anima, ma aveva anche assassinato mio fglio.

Accecata dalla rabbia un giorno chiamai la polizia per denunciarlo nonostante sapessi di essere controllata. Trascorsero tanti mesi quando fnalmente fu indetta la sentenza. Riccardo sarebbe andato in prigione.  La settimana successiva decisi di mollare tutto e ricominciare una nuova vita.

Fu così che nacque l’idea dell’associazione, di un’equipe di esper pron ad ascoltare e a sostenere l’esperienza di centinaia di donne.  Quindi preparai la documentazione da presentare al Sindaco, trovai un posto facilmente raggiungibile e mi attivai per dare inizio agli incontri. Con il passaparola la presenza di donne era sempre più signifcativa e dovetti rendermi disponibile per un paio di volte al mese. Le riunioni più afollate erano sempre quelle dell’anniversario….  Come oggi

25 Novembre 2019!!!

Ora sono qui per dirvi che per tutte le violenze consumate su di voi, per tutte le umiliazioni che avete subito, per i vostri corpi che hanno sfruttato, per la vostra intelligenza che è stata calpestata, per l’ignoranza in cui vi hanno lasciato, per le libertà che vi hanno negato, per le ali che vi hanno tagliato, per questo, tutti dovrebbero alzarsi in piedi davanti a una donna! E se oggi ho avuto l’opportunità di passare del tempo con voi, nonostante tutto, è per sostenervi e STRINGERVI LA MANO…

Classe III E

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UN INCONTRO INASPETTATO

Chiara e Tiberio erano sposati da tre anni, insieme erano felici e andavano d'accordo, quando avvenne qualcosa che cambiò la relazione. Tiberio stava passeggiando immerso nei suoi pensieri, guardando il lento fluire delI'acqua. Improvvisamente arrivò una donna ad abbracciarlo. Non la riconobbe subito. Sapeva di averla già vista, ma non ricordava dove. "Sono Laura, Tiberio, non ricordi?" Era la sua vecchia compagna di liceo. “E’ ancora bellissimo” pensò. Capelli neri come la pece, occhi di un verde profondo, labbra delicate e sottili, sopracciglia scure e poco folte e quella larga cicatrice vicino l’orecchio sinistro. Era sempre stato intelligente e sensibile e più maturo dei ragazzi della sua età, forse proprio a causa della sua infanzia difficile, segnata dalla morte prematura del padre. Non ricordava molto di lui, tranne una breve frase, breve ma significativa, che gli era rimasta in testa: "Ricordati, caro Tiberio, senza una buona educazione e senza istruzione non si va da nessuna parte. Non dimenticarlo" . E Tiberio aveva sempre amato la scuola e si era appassionato all’Informatica. A venticinque anni era già laureato Laura gli spiegò che lo aveva cercato per invitarlo ad una serata con i compagni di classe che non vedevano da dieci anni. "Sabato ci sarai, vero?" "Certo!" rispose Tiberio ancora stordito dall’improvvisa apparizione di Laura. Quel sabato sera Laura era bellissima. L'incontro finì alle due e, quando Tiberio tornò a casa, sua moglie già dormiva. La mattina dopo, Chiara, mentre entrava al supermercato, notò una donna vestita con un originale abito di tulle e che al collo portava una sciarpa di un color rosa cipria, che le donava molto. “E’ una donna affascinante”, pensò, “impossibile che passi inosservata”. Aveva gli zigomi pronunciati, i capelli morbidi e ondulati di un bel color castano chiaro, gli occhi azzurro acceso con qualche striatura marrone e il naso piccolo all’insù che faceva illudere le persone sulla sua docilità. "Scusi, mi potrebbe aiutare? Non ricordo quanta farina serve per la torta della nonna: lei per caso lo sa? Non sono per niente abile in cucina " disse Chiara a Laura. "Mi pare ne bastasse un chilo. Però non si fidi, neanche io sono un asso in pasticceria" "Magari possiamo iscriverci al corso che organizza mia sorella: si apprendono le basi per la preparazione dei dolci" "È una buona idea! Piacere Laura" "Piacere mio, mi chiamo Chiara" Qualche giorno dopo, Chiara e Laura iniziavano a conoscersi meglio sedute al tavolo di un bar. Ognuna raccontava qualcosa di sé: Chiara cominciò a parlare di Tiberio, suo marito, e di quanto stessero bene insieme, anche se nell'ultimo periodo i loro rapporti si erano un po' incrinati. "Che coincidenza - disse Laura - pure io ho avuto una storia d'amore con un certo Tiberio al liceo e proprio qualche sera fa ci siamo incontrati." Laura aveva immaginato che stessero parlando della stessa persona. Quindi, qualche giorno dopo, mise Chiara alla prova.

“Sai io e il mio Tiberio al liceo eravamo molto innamorati, però abbiamo dovuto prendere strade diverse. Ci siamo tenuti in contatto per diversi anni solo per telefono e per lettera." Chiara, sempre più sospettosa ed arrabbiata, cercò di indagare ulteriormente. “Quando si sono conclusi i vostri incontri?”.Laura senza pensarci e con un po’ di nostalgia rispose: “Purtroppo ad un certo punto io per lavoro mi sono trasferita all’estero e non sono più riuscita a mettermi in contatto con Tiberio, anche se l’ho cercato per un lungo periodo” “Mi dispiace molto per te, per caso hai una foto del tuo Tiberio?” Laura cercò immediatamente di cambiare discorso e Chiara, che era sempre stata molto gelosa di Tiberio, pensò, “Mi nascondi qualcosa”. Dopo l'incontro Chiara sospettò che il Tiberio di Laura fosse anche il suo. Non potevano essere tutte coincidenze, quindi lei decise di controllargli il telefono. Restò a bocca aperta notando che nelle foto scattate alla festa appariva anche Laura. Erano sempre vicini e sorridenti. Si rese conto anche che dopo la festa avevano continuato a scambiarsi messaggi. A cena, quella sera, Chiara iniziò a parlare di Laura e Tiberio capì subito che stava parlando della sua ragazza del liceo; lui le raccontò tutto e confermò quello che Laura le aveva raccontato al bar. Lei era molto gelosa di Tiberio, lo era sempre stata. Sin dal primo giorno in cui si erano fidanzati. Chiara ricordava di aver pensato di essere la ragazza più felice e fortunata del mondo, quando Tiberio le aveva chiesto di stare assieme. Mentre parlavano, Tiberio continuava a guardarla: era sempre stata bella! Alta e magra, capelli mossi e biondi che le sfioravano i fianchi, occhi molto chiari, un azzurro cielo incantevole. Viso armonioso, sopracciglia ben definite, naso piccolo e labbra sottili. Era una persona gentile e altruista. Aveva un solo grande difetto: la gelosia, cresciuta nel tempo, per paura di perdere Tiberio, per paura che lui si innamorasse di un’altra. Dopo averlo ascoltato, Chiara andò su tutte le furie: perché Tiberio non le aveva mai parlato di Laura? Forse fra i due era successo qualcosa. Chiara provò ad indagare, domandandogli come mai non avesse avuto il coraggio di raccontarle tutto. "La odio - disse Tiberio - mi ha usato solo per far ingelosire un altro. Il mio migliore amico.” e aggiunse che era acqua passata, solo un lontano ricordo. Tiberio, per dimostrare quanto aveva detto, propose di organizzare una cena con Chiara e Laura, cosicché le due donne potessero conoscersi meglio. Ma non era il suo unico piano. “Se pensa che possa dimenticare, si sbaglia" disse fra sè e sè. Tiberio sentiva di odiare Laura, non la sopportava più. Dopo tutte le falsità che gli aveva raccontato al liceo, non poteva accettare che dopo dieci anni fosse tornata a vivere nella stessa città. Aveva in mente di fargliela pagare. Tiberio voleva cancellarla per sempre, eliminando ogni possibile contatto con lei. Un pomeriggio, mentre era in palestra, arrivò Laura e lo abbracciò con una confidenza che lui non poteva sopportare. “Troverò il modo di farti uscire definitivamente dalla mia vita”- pensò Tiberio - qualche sera dopo, mentre Chiara era al telefono con Laura per invitarla a cena. Tiberio cominciò a riflettere e intanto la sua mente viaggiava verso confini inimmaginabili: non avrebbe mai pensato di arrivare a quello...

Si sentiva la voce di Laura che parlava con Chiara in fondo al corridoio: adesso le sembrava perfino fastidiosa, davvero non la sopportava più! La sera della cena Laura era bellissima, si era messa una gonna di paillettes abbinata ad una camicetta viola, stava benissimo. Durante la cena tutto sembrava andare bene: Tiberio rideva e scherzava con le due donne. Ma, quando servì la seconda portata e mise il piatto proprio davanti a Laura, gli apparve sul volto un sorriso inquietante. "Tra un quarto d'ora sarà tutto finito"- pensò - ma alla fine della cena Laura era ancora sveglia e cosciente. Tiberio la osservava, osservava come si comportava, come reagiva. Spiava ogni suo movimento, cercando di cogliere qualche segnale. Ma non succedeva niente. Era lì tranquilla che mangiava e parlava con Chiara. Tiberio non riusciva a crederci: che cosa era andato storto? Fece finta di niente per tutta la serata. Mangiarono il dolce, presero il caffè, fecero fare un giro della casa a Laura e guardarono una parte del programma preferito di Chiara, che casualmente era anche il preferito di Laura. La serata era conclusa. Tiberio salutò Laura, la accompagnò alla porta e le disse qualcosa che non capì nemmeno lei, comprese solo che il timbro con cui lo aveva detto era inquietante. Tiberio la seguì con lo sguardo fino al cancello,... e appena lo ebbe chiuso, Laura si voltò a guardarlo. Lo guardò per l'ultima volta, prima di cadere a terra. Era morta, proprio lì fuori….fuori dalla sua vita!

....ma la storia di Tiberio e Chiara potrebbe anche andare cosi.....

UN INCONTRO INASPETTATO

Chiara e Tiberio erano sposati da tre anni, sembravano felici, una coppia perfetta, quando avvenne qualcosa che cambiò la relazione. Chiara stava passeggiando in riva al fiume immersa nei suoi pensieri, guardava il lento fluire dell’acqua. Improvvisamente arrivò un uomo ad abbracciarla. Non lo riconobbe subito. Sapeva di averlo già visto, ma non ricordava dove. "Sono Roberto, Chiara, non ricordi?" Era il suo vecchio compagno di liceo. "E’ ancora bellissima" pensò. Alta e magra, capelli mossi e biondi che le sfioravano i fianchi, occhi molto chiari, un azzurro cielo incantevole. Viso armonioso, sopracciglia ben definite, naso piccolo e labbra sottili. "Sembra diversa, però" pensò Roberto, accorgendosi che era cambiata. Non l’aveva mai vista così appariscente, curata ed elegante su quei tacchi altissimi. Non era più lei, non era quella che aveva conosciuto al liceo. Si ricordava una Chiara diversa, una Chiara semplice. "È sempre gentile e altruista, comunque". Le spiegò che l'aveva cercata in vari modi, sia contattando vecchi amici, sia cercandola nell’appartamento dove viveva durante il periodo scolastico, ma nessuno aveva saputo dargli indicazioni. Voleva invitarla ad una serata con i compagni di classe che non vedevano da dieci anni. "Sabato ci sarai, vero?" "Certo!" rispose Chiara un po’ stordita dall’improvvisa apparizione di Roberto.

Roberto era un uomo affascinante con i capelli biondo scuro e ondulati sulla fronte. Aveva dei bellissimi occhi verdi striati d’oro che esaltavano la pelle morbida. Le sue mascelle erano forti, gli zigomi pronunciati, il naso sottile e le labbra definite. Roberto aveva un fisico scolpito, ma non pensava solo all’aspetto esteriore, infatti si era laureato in lettere. Aveva sempre avuto un carattere deciso e sicuro di sé, ma in fondo era molto gentile e dolce con le persone che riteneva importanti. Sabato sera Chiara era un po’ agitata al pensiero che avrebbe rivisto i suoi compagni dopo così tanto tempo. Non sapeva cosa indossare e iniziò così a svuotare l’armadio pensando che qualsiasi abito non fosse adatto alla serata, finchè decise di indossare un semplice paio di jeans con una camicetta bianca; dopodichè, leggermente in ritardo, andò alla festa. L'incontro finì alle due di notte e, quando Chiara tornò a casa, Tiberio già dormiva. "Per fortuna" pensò "non avrebbe mai approvato il mio abbigliamento". La mattina dopo, come ogni domenica, Tiberio andò a fare jogging al parco. Improvvisamente un cane gli tagliò la strada: era il cane di Roberto. Tiberio si chinò ad accarezzarlo. Aveva sempre amato i cani, specialmente i beagle, proprio come quello. "Mi scusi tanto, è un po’ agitato!" "Non si preoccupi, va tutto bene." E continuarono a correre insieme. Iniziarono a parlare di diversi argomenti, finché Tiberio cominciò a raccontare di sua moglie Chiara e di quanto fosse felice con lei. "Che coincidenza" disse Roberto "pure io ho avuto una storia d’amore con una certa Chiara al liceo, e proprio qualche sera fa ci siamo incontrati." Dopo la corsa, si salutarono e si diedero appuntamento per la domenica successiva alla stessa ora. "La prossima volta porterò anche la mia Neve!" disse Tiberio. La settimana trascorse in fretta e la domenica mattina Tiberio e Roberto erano pronti per la corsa abituale. Inaspettatamente Tiberio chiese: "Quando si sono conclusi i rapporti tra te e Chiara?" Senza indugio Roberto rispose: "Io e la mia Chiara al liceo eravamo molto innamorati, però abbiamo dovuto prendere strade diverse. Ci siamo tenuti in contatto per diversi anni solo per telefono e per lettera. Purtroppo, dopo qualche tempo, per lavoro mi sono trasferito all’estero e non sono più riuscito a mettermi in contatto con Chiara, anche se l'ho cercata per un lungo periodo." "Mi dispiace molto per te, per caso hai una foto di Chiara?" Roberto cercò immediatamente di cambiare discorso, immaginava che parlassero della stessa ragazza. Tiberio iniziava a innervosirsi e in preda alla gelosia pensò che Roberto nascondesse qualcosa. Roberto rimase in silenzio. Tiberio da quell'incontro divenne sempre più sospettoso. "Non possono essere tutte coincidenze" pensava. Quando tornò a casa, decise di controllare il telefono di Chiara: restò sorpreso notando che nelle foto scattate alla festa appariva anche Roberto. Erano sempre vicini e sorridenti. Si era anche reso conto che, da quella festa, avevano iniziato a scambiarsi messaggi. Quella sera a cena, Tiberio iniziò a parlare dell'uomo che aveva conosciuto al parco. Chiara capì subito che stava parlando di Roberto, il suo ragazzo del Liceo. Lei confermò che la loro storia era

stata adolescenziale e che i sentimenti non erano maturi vista la giovane età. Tiberio era molto geloso di Chiara, lo era sempre stato. Si ricordava che Chiara pensava di essere la ragazza più felice e fortunata del mondo quando si erano messi insieme. Mentre parlavano, Tiberio continuava a guardarla: era sempre stata bella, ma adesso era anche elegante, appariscente, sofisticata, come lui l'aveva sempre voluta. Chiara non disse niente che potesse far insospettire Tiberio riguardo ai sentimenti che si erano risvegliati per Roberto. Aveva capito che la relazione con lui l'aveva cambiata: non era più la ragazza che Roberto conosceva. “Se pensa che avermi plasmato a suo piacimento mi abbia per sempre legata a lui, si sbaglia" disse Chiara fra sè e sè. In quei giorni, Tiberio tornava a casa sempre infastidito e irritato. Una sera, prima che Chiara uscisse di casa, con una giacca blu, un paio di jeans e un paio di scarpe da ginnastica, proprio come sarebbe piaciuta a Roberto, le disse: "Ma dove pensi di andare vestita così?" e continuò "non vorrai mica uscire in quel modo. Perché non indossi il vestito nuovo?" A Chiara non dispiaceva quell'abito: un bel vestito di un rosa acceso tutto brillantinato, da abbinare ad un cappello che però la faceva sentire a disagio. Nonostante questo si arrese e si cambiò. Prima che chiudesse la porta, Tiberio la bloccò: “Ma non ti sei neanche truccata? Fila subito in bagno che sei orribile”. Chiara non ne poteva più di questo suo comportamento, lo sopportava da anni, l'aveva sempre trattata come una bambola, una bambola sua e sua soltanto. Da esibire. Però ultimamente la spaventava, sembrava aggressivo, quindi corse a truccarsi. Quel pomeriggio Chiara era uscita per prendere un caffè con la sua migliore amica e fare due chiacchiere. Appena si incontrarono, lei si accorse che qualcosa non andava: “Chiara, ti vedo diversa! Che cosa ti sta succedendo?” "Oh niente...” "Sei sicura?” "Dimmi la verità, lo sai che a me puoi dire tutto" "Qualche tempo fa ho incontrato Roberto, ti ricordi? Il mio ragazzo del liceo. Da quando l'ho rivisto e abbiamo iniziato a frequentarci, mi sono accorta che con Tiberio non sono mai stata me stessa. Lo vedi questo vestito? Me lo ha regalato lui, una volta non l'avrei mai indossato. Soffoca la mia libertà, e mi costringe a essere diversa. Non me ne ero mai accorta prima perchè ero troppo innamorata e volevo essere come lui mi desiderava." "...sto pensando di lasciarlo”, aggiunse Chiara .“Sono tornata indietro ai tempi del liceo. Credo che Roberto possa farmi sentire libera, credo che lui sia l'uomo per me." Chiara tornò a casa e durante il tragitto incontrò Roberto e colse l'occasione per invitarlo a cena. Sarebbe stata una buona occasione per chiarire… La sera della cena Roberto era bellissimo, indossava una camicia verde smeraldo che faceva risaltare i suoi occhi. Chiara, appena lo vide, rimase stupita: non lo aveva mai visto così bello. Quando gli passò vicino sentì il suo cuore battere forte, più di quando aveva visto per la prima volta Tiberio. Quando lui entrò, si scambiarono uno sguardo d’intesa. Tiberio lo accolse con un

sorriso nervoso. Durante la cena tutto procedeva nel migliore dei modi e Tiberio non sospettava che Chiara avesse deciso di lasciarlo. Mangiarono il dolce, poi fecero fare un giro della casa a Roberto e guardarono una parte del programma preferito di Tiberio, che casualmente era anche il preferito di Roberto. "Devo fare una telefonata”, disse lui, “scusatemi". Appena fu uscito dalla stanza "Ti vedo un po' triste, Chiara. Va tutto bene?" chiese Tiberio. Chiara gli rispose: "Ti devo parlare di una cosa importante" Tiberio scosso le disse: "Sì dimmi." Chiara prese coraggio e iniziò: "C’è qualcosa che non va tra noi due, non siamo più felici. Vorrei sentirmi libera di essere me stessa" Tiberio incredulo si alzò, andò a bere un sorso d'acqua. Aveva capito: Chiara voleva la separazione. Ma cosa aveva sbagliato? Forse era stato troppo soffocante nei suoi confronti, troppo opprimente, ma come avrebbe potuto capirlo? Lei non gli aveva mai detto nulla e non si era mai lamentata. Sembrava felice di apparire sempre bellissima, affascinante, seducente. Ammirata da tutti. "Tiberio, per favore, non arrabbiarti qualunque cosa succeda" aggiunse Chiara. Lui non disse nulla. Chiara si aspettava una reazione, invece lui rimase calmo e annuiva con un’espressione molto comprensiva. Chiara si sentì rasserenata. Tiberio l'avrebbe lasciata libera di cominciare una nuova vita. Eppure sentiva crescere dentro di sé una strana inquietudine. Salutarono Roberto, poi Chiara lo accompagnò alla porta e gli sussurrò all'orecchio: "Presto saremo insieme". Lei non sapeva cosa aspettarsi dal marito. Invece, dopo che Roberto se ne fu andato, Tiberio andò a dormire. Chiara si domandò come fosse possibile. In quel momento sentì crescere la stessa sottile inquietudine. "È il momento di andare" si disse. Di soppiatto preparò le valigie, non voleva svegliarlo. Poi corse in bagno a cambiarsi, ci mise solo qualche minuto ma, quando aprì la porta, trovò Tiberio ad aspettarla… La strinse e le sussurò “O con me o con nessun altro!”

Classe 3C

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ECCOLO QUA

Sono qui. Vedo tutto sfocato e non capisco che succede. Non ricordo nulla. Sento il suono delle sirene e qualche secondo dopo entra dalla porta di casa un uomo. Mi adagia su una barella, mi porta all’esterno e mi carica su un’ambulanza. Improvvisamente mi sveglio. Capisco di trovarmi sul letto di un ospedale. Giro leggermente la testa sul cuscino e per un millesimo di secondo mi sembra di vederlo. Sussulto. Una volta era una persona diversa. Era gentile, dolce, sincero e sempre disponibile. Era l’unico che mi faceva sentire bene, l’unico che mi faceva sentire bella, amata e accettata. L’idea di averlo perso mi spezza il cuore. Non so il motivo per cui mi ha picchiata. Ho forse sbagliato qualcosa? L’ho forse ferito? Arriva un medico e mi dice che a breve sarei potuta andare a casa. Il problema è: ma quale casa? Non ho più nulla e non so dove andare. Decido di chiamare Sandra, la mia migliore amica, lei mi ha sempre aiutata nei momenti più difficili e bui. Mi risponde con quella sua voce allegra e rassicurante, sarebbe molto contenta di ospitarmi. Esco dall’ospedale. È forse giunta l’ora di cambiare vita? Mi dirigo verso la stazione ferroviaria. Sento improvvisamente un dolore atroce al mento, mi compare nella mente l’immagine nitida di un pugno che mi piomba addosso. Odo una voce che parla al microfono: ”Arrivo del treno per Napoli al binario uno”. Mi posiziono dietro la linea gialla e aspetto che il mezzo si fermi. Si apre la porta, salgo e mi guardo intorno. Scelgo di sedermi vicino al finestrino. Fuori dal vetro intravedo famiglie che si salutano, che si abbracciano, persone serene e coppie felici di ritornare a sentire il gusto dei propri baci. La voglia di vivere che ho sempre avuto sta svanendo. Era lui il mio tutto. Ora l’ho perso. Penso, però, tra me e me, che se Lucio mi amasse veramente, non avrebbe cercato di uccidermi. Il treno parte e inizia rapidamente a prendere velocità. All’esterno vedo tutto il mondo restare indietro, proprio come i momenti felici passati con il mio unico amore. Inizio a piangere. Non voglio che il mio oro diventi polvere. Non voglio che il mio vaso rigoglioso di fiori cada a terra e si frantumi. Cosa ho fatto per meritarmi questo? Mi convinco che la soluzione non è scappare, ma affrontarlo, vedere cosa non va. Decido di chiamare Sandra, per dirle che non mi sarebbe servito un rifugio. Devo parlargli. Anche se ho il terrore che mi possa fare di nuovo del male, ritengo che quello che sto per fare sia la cosa più giusta. Alla prima fermata scendo dal treno e prendo subito un taxi. Sto andando verso il mio inferno, o forse, chissà, il mio paradiso, la mia luce. Scendo dall’auto e, fatto qualche passo, mi trovo davanti a casa.

Veloce come un fulmine mi appare nella testa il momento in cui io e Lucio l’abbiamo vista per la prima volta. Ricordo la gioia che provai come se fosse accaduto ieri. Eravamo così contenti all’idea di passare una vita intera assieme, di creare una grande famiglia, di essere felici per sempre. Sorrido. Apro il cancello e percorro lentamente il vialetto che porta all’ingresso. Infilo le chiavi nella serratura. Inizio a tremare. Devo cercare di stare calma, non devo aver paura. Andrà tutto bene. Non posso farmi influenzare dall’istinto che mi dice di arretrare. Chiudo gli occhi e conto fino a tre. Apro la porta. Eccolo qua. Mi sorride.

Classe III D

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Frank Brinker: storie di un violento

Io, Alexander McQueen, sono stato incaricato di scrivere la biografia di Frank Brincker, ma il racconto dettagliato della sua vita lo darò durante tutto il libro che avete in mano. In queste righe voglio farvi capire davvero Frank Brincker in un solo prologo e farvi un riassunto della sua incredibile esistenza. Allora, tanto per cominciare Frank nacque nel 1903 a Londra da genitori tedeschi: economicamente non se la cavava affatto bene e fin dalla prima adolescenza frequentò la malavita londinese, stando quasi sempre fuori casa. Non essendo praticamente mai andato a scuola, non appena fu più grande non trovò lavoro e questo gli complicò molto la vita, ma almeno nell’amore fu fortunato: trovò infatti la compagnia di Samantha Schmidt, anche lei di chiare origini tedesche. C’era da dire che i due non erano certo una coppia modello, ma si amavano davvero e si completavano assieme. Col passare degli anni Samantha riuscì a trovarsi un lavoro e a portare a casa dei soldi, mentre Frank non riusciva a uscire dal vortice della malavita. I due litigavano ogni santo giorno e la situazione andò a degenerare finchè Frank arrivò addirittura ad alzare le mani. E lo rifece. E lo rifece ancora. Un giorno d’ottobre Samantha, esasperata andò dalla polizia a denunciare Frank Brincker di violenza domestica ed aggressione. Dopo vari accertamenti, la polizia riuscì a catturare ed arrestare Frank, che fu obbligato a scontare una pena di 5 anni di carcere. Lì, però, successe una cosa incredibile. Frank, da solo, dietro le sbarre, pensò. Pensò a quanto era stato stupido a fare quelle cose a sua moglie e a buttare via tutto quel tempo con quei malviventi. Da lì cambiò, capì l’importanza di ciò che aveva fatto e cambiò. Riuscì a uscire di prigione dopo due anni e mezzo per buona condotta, la metà della pena originale. E da lì la sua vita cambiò. Riuscì ad abbandonare la malavita, trovarsi finalmente un lavoro e soprattutto a fare pace con Samantha e le chiese umilmente scusa. Una cosa che vale la pena di raccontare è il suo lavoro: ambasciatore per la pace e contro la violenza sulle donne. Frank morì a 86 anni, nel 1989 ma

visse la seconda parte della sua vita contento e felice con sua moglie e con se stesso. E’ uscito anche un film sul di lui, da cui pende  titolo questo libro. Beh, questo era il riassunto della vita di Frank Brincker, la prova umana che dimostra che tutti, se vogliamo, possiamo cambiare in meglio e far star bene chi ci circonda.

Classe 3B

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Diario

1 Gennaio

Caro diario, come si dice, anno nuovo vita nuova! Spero che sia così dato che i miei figli hanno promesso di essere più ordinati… Domani purtroppo inizio a lavorare, quindi dovrò abituarmi di nuovo al mio lavoro stressante e ad uno spazio chiuso insieme ad altre trenta persone che parlano ed una quindicina di telefoni che squillano ogni dieci secondi. Mio marito invece resterà a casa con i bambini finché non inizieranno anche loro ad andare a scuola. Ora devo dormire perché sono tanto stanca, ci sentiremo domani. Buonanotte, Laura

10 Gennaio

Caro diario, ho iniziato a lavorare da nove giorni e sono già sfinita. Come se non bastasse appena rientro a casa trovo il caos dei miei figli già sulla soglia della porta (fortuna che dovevano essere più ordinati…). Finito di riordinare, stiro i panni appena presi dalla lavanderia e pulisco il pavimento. È circa un anno che va avanti così e non ne posso più. Cercherò altre offerte di lavoro dato che mi sottopagano e ci sono dei lavori molto più adatti a me e che mi darebbero uno stipendio molto più alto di quello che ricevo al momento. Spero di riuscirci, in modo da passare anche più tempo a casa con la mia famiglia. Ci sentiremo quando avrò del tempo libero, Laura

21 Gennaio

Caro diario, ormai ho preso il ritmo e quindi riesco a svolgere di nuovo tutte le mie mansioni alla “perfezione” e velocemente come prima di andare in vacanza. Sto cercando alcuni lavori nella mia città come pasticciera, visto che ho frequentato un istituto molto severo ed ho imparato a cucinare. Mio marito ogni giorno torna stanco. Dopo aver mangiato, va a stendersi sul divano a giocare alla play station per rilassarsi, anche se, a volte, lo sento urlare contro i suoi amici perché dice che non sanno giocare e altre cose di cui non capisco niente. Spero di riuscire a trovare il lavoro dei miei sogni. Ciao ciao, Laura

5 Febbraio

Caro diario, tra due giorni cambio lavoro! Mi sembra fantastico, anche se con Gianni le cose non stanno andando molto bene… Oggi abbiamo litigato perché avevo detto che avrei cambiato lavoro e quindi che starei più tempo con i ragazzi. Inoltre gli ho detto che avrebbe dovuto lui preparare loro da mangiare la sera, visto che lavorerò dal pomeriggio fino a tardi. Gli ho detto che almeno potrà prendersi un nuovo videogioco, così da farlo stare più calmo. A presto, Laura

10 febbraio

Caro diario, mio marito inizia ad essere ancora più stressato a causa dei videogiochi, nonostante io cerchi in tutti i modi di calmarlo. Cerco di fargli capire che è solo un gioco, che deve cercare di dare attenzione ai bambini. Inoltre il nostro stipendio non basta per pagare le bollette e per potenziare i suoi videogiochi. L’altro giorno mi ha urlato contro per aver perso una singola partita. Gli ho detto che deve farsi curare, ma lui non vuole. La sua passione sta diventando una dipendenza. Mi ha dato uno schiaffo, ma so che non voleva: è tutta colpa della sua ossessione. Lui mi ama e io so che posso aiutarlo. Laura

14 Febbraio

Caro diario, oggi avremmo dovuto festeggiare. L’anno scorso mi ricordo che siamo andati insieme al ristorante ed è stata una giornata indimenticabile. Quest’anno lui ha passato San Valentino a giocare, ignorandomi completamente. Il suo gioco più frequente è Mortal Kombat 11. Per farlo felice gli ho preparato i suoi piatti preferiti, ma ha trovato la carne troppo salata ed ha cominciato ad andare su tutte le furie, nonostante gli avessi servito la cena vicino alla console. Mi ha aggredita, mi ha spinto contro il muro e ha cominciato a colpirmi con il controller in mano. Ho sbagliato tutto, so che non dovevo infastidirlo in quel modo. Laura

Dal Corriere della sera, 17 febbraio 2020

La donna, Laura Rossi, è stata trovata riversa sul pavimento di casa sua in una pozza di sangue, con il corpo pieno di lividi e fratture interne. Nella stanza adiacente il marito era incosciente di quello che aveva fatto. Hanno trovato il diario della donna le cui pagine descrivono la patologia del marito, una dipendenza dai videogiochi. L’uomo è stato dichiarato incapace di intendere e di volere. Ora si trova agli arresti domiciliari e i loro bambini sono in custodia ai servizi sociali. Sarebbe stata una tragedia annunciata, ma la donna non ha fatto parola con nessuno delle violenze subite.

Classe 3A


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